Solo developer che shippano 10 volte più veloce grazie all’AI. È il mantra del momento. YC lo dà per scontato. Le community lo celebrano. I numeri sembrano inattaccabili.
Non dico che sia falso. Ma c’è un pezzo che manca dal racconto.
Nel mio percorso — costruire un sistema complesso con un’AI come unico compagno di lavoro — ci sono state settimane intere di lavoro invisibile. Niente commit. Niente feature. Niente screenshot da postare. Il repository era fermo. Il progresso no.
Stavo rileggendo tutto. Ripensando la struttura. Smontando pezzi che funzionavano — perché funzionavano nel modo sbagliato, o non abbastanza in profondità. Questo tipo di lavoro non entra in nessuna metrica. Non è velocità. Non è output. È comprensione.
Poi una sera, dopo settimane, ho visto per la prima volta qualcosa di testabile. Un’evoluzione concreta. E la soddisfazione non era per il risultato — era per il percorso che ci stava sotto. Sapevo esattamente perché ogni pezzo era lì. Non perché l’AI lo avesse generato in tre secondi, ma perché avevo capito cosa chiedere e perché.
Mi chiedo se la velocità che misuriamo sia quella giusta. L’AI genera in secondi. È vero. Ma la velocità di generazione non è la velocità di comprensione. Per capire cosa chiedere — e soprattutto cosa non chiedere — serve un ritmo diverso. Più lento. Più umano. E questo ritmo non si vede dall’esterno.
Il “build in public” racconta il visibile. Le feature, i lanci, i numeri. Ma il lavoro più importante che ho fatto in questi mesi è stato invisibile. Rileggere, ripensare, ricostruire. Accettare che il sistema che avevo costruito non era sbagliato — ma non era abbastanza profondo.
Guardo indietro a questi primi post — e in fondo a tutto il percorso — e vedo un pattern che si ripete. Ogni volta penso di aver trovato il livello giusto. E ogni volta scopro che sotto c’è un altro strato. Non è frustrante — è il segnale che sto andando nella direzione giusta. Forse.
Non so dove finisce. Ma sento che scendere è l’unica direzione che ha senso. E che la velocità vera — quella che conta — non è quante righe generi in un’ora. È quanto profondamente capisci cosa stai costruendo.